Con la sentenza n. 45974 del 16 dicembre 2024, la Cassazione ha affrontato una questione cruciale riguardante l'applicazione del principio del "ne bis in idem" in relazione a sanzioni amministrative e penali per la stessa condotta illecita.
Il ricorrente era stato sanzionato amministrativamente per una violazione specifica e successivamente sottoposto a procedimento penale per lo stesso fatto. La difesa ha sollevato l'eccezione di violazione del principio del "ne bis in idem", sancito dall'art. 649 c.p.p. e dall'art. 4 Prot. 7 CEDU, sostenendo che non fosse possibile procedere penalmente dopo l'irrogazione della sanzione amministrativa.
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, affermando che il principio del "ne bis in idem" non è violato quando le sanzioni amministrative e penali perseguono finalità diverse e complementari, purché vi sia una connessione sostanziale e temporale tra i procedimenti. In particolare, la Corte ha richiamato la giurisprudenza della Corte Europea dei Diritti dell'Uomo, evidenziando che una duplicazione di procedimenti può essere ammessa se rispetta criteri di proporzionalità e necessità.
Questa pronuncia ribadisce l'importanza di valutare caso per caso la compatibilità di procedimenti paralleli, amministrativi e penali, per la stessa condotta. Gli operatori del diritto devono considerare attentamente le finalità delle sanzioni e assicurarsi che l'eventuale duplicazione rispetti i criteri stabiliti dalla giurisprudenza nazionale ed europea.
La sentenza n. 45974/2024 della Corte di Cassazione offre un'importante chiarificazione sull'applicazione del principio del "ne bis in idem" in Italia, armonizzando l'interpretazione nazionale con gli orientamenti europei e sottolineando la necessità di un equilibrio tra l'efficacia dell'azione punitiva e la tutela dei diritti fondamentali dell'individuo.