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Notizie Giuridiche

» Il diritto dei bambini alla casa
03/04/2025 - Margherita Marzario


La casa non è un immobile ma Calore, Ascolto, Sostegno, Amore (e altro ancora). Quello per cui si lavora, si lotta, si vive. La casa ha bisogno di fondamenta e di pilastri. "Casa" è il significato etimologico di "famiglia", perché secondo i più deriva dall'osco "faama", l'insieme dei famuli, i servitori di casa. Casa e famiglia dovrebbero tornare a identificarsi in quell'unità familiare di cui all'art. 29 comma 2 della Costituzione. Altresì nel greco antico il termine "òikos" significava casa, famiglia e comunità, struttura fondante della società.

La consulente familiare Emma Ciccarelli spiega: "L'abitare è infatti relazione. Una relazione che ci interpella fin dall'inizio della vita: lasciamo un ambiente caldo e sicuro che abbiamo abitato per nove mesi, il corpo della madre, per cominciare ad abitare il mondo. Come esseri umani abbiamo conosciuto fin dal primo battito l'esperienza di uno spazio tutto nostro e gesti di accoglienza e cura. Sappiamo tutti quanto ha contato per ciascuno di noi l'essere stati accolti in una casa e in una famiglia: le ferite di chi non ha vissuto positivamente questa esperienza sono lì per ricordarcelo. Sono importanti, in famiglia, i gesti della cura quotidiana che serviranno poi ai figli, in termini di sicurezza e autonomia, a varcare la soglia di casa capaci di abitare altre realtà" (in un intervento di maggio 2024). I bambini hanno diritto ad abitare, che è più del semplice diritto alla casa. Il verbo "abitare" deriva dal latino "habere", "avere, tenere", per cui è qualcosa che si porta dentro, su di sé, come gli abiti e le abitudini, come tutto quello che si vive, si respira, si consolida quotidianamente nella casa di famiglia. La casa diviene cassa di risonanza di quello che vi si vive o non vi si vive. Così soprattutto per i bambini e in particolare la casa dei nonni o di altre figure adulte significative dove i bambini si sentono a casa e in cui ritrovano quei riti di cui hanno bisogno. Casa per i bambini è abitazione: habitat, "habit" (in inglese), abitudini, abiti, abiti mentali. Aspetti spesso trascurati dai genitori nelle loro scelte.

"Per vivere abbiamo bisogno di pochissime cose: un po' di pane, un po' di affetto e un luogo dove sentirci a casa. La casa è dove qualcuno ti attende; dove se uno ti guarda, ti guarda davvero; dove se qualcuno ti tocca, ti tocca davvero; dove qualcuno ti bacia e ti senti bello; dove si impara a vedere gli altri con amore, come li vede Dio. […] Il miracolo si addice alla casa; e, viceversa, la casa è grembo di miracoli, quotidiani ma non minori, con il suo calore accogliente, le mura che abbracciano, la fiducia reciproca. La casa è il santuario dell'atto umano del credere, esperienza prima della fede-fiducia che prepara ogni fede religiosa. Nella casa la fiducia e l'amore celebrano la loro festa. Per questo ogni persona ne è illuminata, ogni tristezza ammansita" (il teologo Ermes Ronchi). La casa ha una dimensione immateriale, spirituale, rituale e di questo devono essere consapevoli i genitori nello stabilire la residenza abituale del minore (art. 316 comma 1 cod. civ.) e nelle vicende di separazione e divorzio (art. 337 sexies cod. civ.). La casa è luogo di cura, di salute, come in più punti ribadito nella Carta di Ottawa per la Promozione della Salute (1986): "Le condizioni e le risorse fondamentali per la salute sono la pace, l'abitazione, l'istruzione, il cibo, un reddito, un ecosistema stabile, le risorse sostenibili, la giustizia sociale e l'equità. Il miglioramento dei livelli di salute deve essere saldamente basato su questi prerequisiti fondamentali"; "La salute è creata e vissuta dalle persone all'interno degli ambienti organizzativi della vita quotidiana: dove si studia, si lavora, si gioca e si ama. La salute è creata prendendosi cura di se stessi e degli altri, essendo capaci di prendere decisioni e di avere il controllo sulle diverse circostanze della vita". Condizioni non sempre garantite nella vita dei bambini, a cominciare dall'Italia, come emerge da vari atti tra cui il Rapporto CRC 2023 "I diritti dell'infanzia e dell'adolescenza in Italia". In casa, purtroppo, alcuni bambini e ragazzi sono vittime di violenza domestica o assistita, vivono isolati nella propria camera, sviluppano dipendenze o disturbi della personalità, non ricevono adeguate cure, vivono in condizioni malsane, non hanno propri spazi o esistono altre situazioni deprivate. Situazioni descritte nelle fiabe classiche in cui era quasi sempre presente una casa con tutta la sua simbologia, dalla casa della nonna di Cappuccetto Rosso alla casa dell'Orco in Pollicino.

A proposito di vita domestica il pedagogista Daniele Novara richiama: "Si vuole fare il contrario di quello che ci è stato fatto, a prescindere dalla giustezza della causa. Succede così che il bagno di casa diventi una specie di campo nudisti dove, a qualsiasi età, si entra e si esce con naturalezza. Succede che siano i figli a segnalare il disagio di queste condivisioni corporee, evidenziando un bisogno di privacy che già i genitori avrebbero dovuto riconoscere come legittimo". Il fondamento primo del diritto dei bambini all'abitazione è l'art. 16 par. 1 della Convenzione Internazionale sui Diritti dell'infanzia, ove si parla di "sua vita privata", per cui è necessario che il bambino sin dalla tenera età percepisca e viva questa sfera privata. Così come "casa" è dove il fanciullo "deve crescere in un ambiente familiare, in un'atmosfera di felicità, amore e comprensione" (Preambolo della Convenzione Internazionale sui Diritti dell'Infanzia), dove "conoscere i propri genitori ed essere da essi accudito" (art. 7 par. 1 Convenzione). Quanto ribadito nell'art. 1 L. 184/1983 "Diritto del minore ad una famiglia": "Il minore ha diritto di crescere ed essere educato nell'ambito della propria famiglia". E successivamente nell'art. 315 bis comma 2 cod. civ.: "Il figlio ha diritto di crescere in famiglia e di mantenere rapporti significativi con i parenti". Quella "base sicura" di cui ha parlato per primo lo studioso John Bowlby: "La caratteristica più importante dell'essere genitori è fornire una base sicura da cui un bambino o un adolescente possa partire per affacciarsi nel mondo esterno e a cui possa ritornare sapendo per certo che sarà il benvenuto, nutrito sul piano fisico ed emotivo, confortato se triste, rassicurato se spaventato". Relazioni, protezione, sicurezza, che si costituiscono nella casa di famiglia da cui crescendo non si vede l'ora di andar via ma cui si fa ritorno, soprattutto in caso di problemi, come alcuni figli adulti fanno in caso di separazione dal loro coniuge.

In linea con precedenti decisioni, la Prima Sezione Civile della Cassazione con l'ordinanza n. 16691 del 17 giugno 2024 ha precisato che l'assegnazione della casa familiare si estende anche ai mobili ed arredi, essendo indissolubilmente legata alla collocazione dei figli minori o maggiorenni non autosufficienti. Secondo la Suprema Corte, infatti, i figli hanno diritto di conservare "l'habitat domestico" nel quale sono nati o cresciuti, composto delle mura e degli arredi. È quanto rimarcato nella Carta dei diritti dei figli nella separazione dei genitori, in particolare nell'art. 6: "I figli hanno il diritto che le scelte più importanti su residenza, educazione, istruzio­ne e salute continuino ad essere prese da entrambi i genitori di comune accordo, nel rispetto della continuità delle loro abitudini. I figli hanno il diritto che eventuali cambiamenti tengano conto delle loro esigenze affettive e relazionali".

L'economista Luigino Bruni presenta un'altra prospettiva di "casa": "Se non si impara a casa, e nei primi anni di vita, il valore della gratuità, cioè il valore infinito del lavoro ben fatto, da adulti saremo mossi solo dal denaro e non saremo buoni lavoratori. Ed è davvero un programma di vita troppo triste, perché mancherà la dimensione più importante del vivere: la libertà, inclusa la libertà dagli incentivi, per poter fare quelle scelte che sono giuste e buone". Tutto comincia a casa, dall'educazione finanziaria a quella civica, la scuola interviene e può intervenire solo in parte. Ecco il senso di educazione o rieducazione dei figli insito nella permanenza in casa a carico del minorenne, tra i "provvedimenti in materia di libertà personale", ai sensi dell'art. 21 del D.P.R. 22 settembre 1988 n. 488 "Approvazione delle disposizioni sul processo penale a carico di imputati minorenni".

In passato la casa era luogo di relazioni intergenerazionali e parentali, dimensione sempre più rara, cui in alcune città si cerca di rimediare con i cosiddetti condomini sociali o solidali. "«A Casa di Zia Jessy» [a Torino dal 2008] è un condominio solidale in cui vivono anziani, donne sole con figli e giovani in uscita da percorsi di riabilitazione sociale. Si tratta di un'esperienza di housing sociale centrata sull'inter-generazionalità, ovvero sulla combinazione e lo scambio di servizi fra persone di diverse fasce d'età. Grazie alla cooperazione fra generazioni, esperienze di questo tipo mirano ad attivare processi di reciprocità, condivisione e scambio. Tutto questo si basa su un'idea di welfaregenerativo: chi è coinvolto non è un semplice fruitore di servizi ma è un soggetto attivo le cui capacità e competenze devono essere valorizzate affinché possano generare servizi a partire dallo scambio intergenerazionale di conoscenze, competenze e piccoli lavori" (da un'intervista del 23 aprile 2018 a cura della ricercatrice Chiara Agostini). Un esempio concreto di applicazione dell'art. 2 della Costituzione.

Il sociologo Francesco Belletti osserva: "Ogni casa (e ogni città, in fondo) si costruisce con un limite, con un perimetro che delimita il dentro e il fuori. In analogia, c'è un dentro e un fuori anche della famiglia, qualunque sia il suo modello. Sarebbe illusorio immaginare una casa (o una famiglia) senza confini. Tuttavia questi confini possono essere aperti o chiusi, permeabili o impermeabili, possono avere varchi, porte e finestre più o meno aperti. Le persone – e tutte le società, il mondo intero – sono oggi sfidate a rivedere i propri confini, per far sì che questi possano e sappiano essere sia un limes (confine) definito, non incerto né ambiguo, sia un limen (porta), una soglia che si può attraversare, attraverso cui ci si incontra, da cui si può uscire verso gli altri e in cui gli altri possono entrare" (in un articolo del 5 dicembre 2024). La casa così descritta è metafora anche della persona (e pure dell'educazione): apertura o chiusura, libertà e limiti, rispetto di sé e dell'altro. In passato esistevano i rapporti di vicinato, c'era la chiave inserita nella serratura della porta per essere aperta dall'esterno, si dava da mangiare anche ai figli degli altri facendoli sentire a casa. Oggi, invece, per problemi di sicurezza pubblica, per individualismo e altro, le famiglie tendono a incistarsi e a considerare i loro figli migliori degli altri, addossano le responsabilità agli altri, sono sempre più fragili e lacerate. Urge che la famiglia ritrovi il suo significato etimologico e esistenziale secondo i principi costituzionali, innanzitutto quello di solidarietà. Non si deve indurre i bambini e i ragazzi all'isolamento sociale incutendo timore verso l'alterità e l'alienità.

La scrittrice Mariapia Bonanate sottolinea: "La casa che abitiamo, ma anche quella che sogniamo. La casa come spazio fisico, ma anche luogo dei nostri pensieri più segreti, dei ricordi, delle stagioni della vita. La casa degli altri con le loro storie che filtrano attraverso le persiane chiuse, le voci che arrivano, i rumori, gli odori che i muri traspirano. La casa come microcosmo di un'umanità nei cui destini individuali e collettivi s'incrociano dimensioni interiori e comportamenti universali".

Famiglia: mettere su casa, essere casa, essere a casa.

[Fonte: www.studiocataldi.it]

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